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Centro culturale Proiezione Arte / Comune di Peschici (FG)

3° Simposio Internazionale di Arte e Cultura Peschici-Gargano

15-29 giugno 2003

Scolpire dall’alba al tramonto,

tra terra e mare

Presentazione di

Mario Guidotti

Critico d'arte Presidente della commissione selezionatrice

 

La terza volta di Peschici. Il terzo Simposio. Il terzo "miracolo" organizzativo di un bellissimo piccolo Comune del Gargano, proprio nei giorni in cui infuria la polemica nazionale sui finanziamenti ministeriali e regionali ai Beni culturali. C'è chi ha molto, chi ha troppo, chi ha niente. Dove si espone e basta, i soldi del Ministero arrivano, dove si “crea", dove si scolpisce con le mani, niente. Tanto denaro alle rassegne, alle mostre, niente ai simposi.

Peschici non è Venezia. Ma nemmeno si sognano di avere gli spiccioli che possono avanzare per la Biennale. A Peschici vengono veri artisti, veri scultori, senza grandi appannaggi, con sacrifici, data la lunghezza dei viaggio, e lavorano" la pietra o altri materiali senza "assistenti", senza digitalità sofisticata.

Per questo io vado a Peschici. Dove il 15 giugno, fra gli altri, cominceranno ad operare scultori di valore e di fama, da Pellegrini a Giannetti e a Ogata, "veterani" di Peschici, a Inglesi, il leader dell'arte iconica", e Niro, Palermo, Perugini e altri, meno famosi, qualcuno "umile" in tutti i sensi, ma autentici artisti. Anzi "uomini -artisti". Fra il mare e il sole del Gargano assisteremo al solito miracolo umano-estetico.

A cominciare da quello di CLAUDIO PELLEGRINI, intitolato "General ministra e duce". Pellegrini creerà una scultura-simbolo di ciò che Peschici ha rappresentato nel campo della fortuna e della nuova mitologia popolare italiana, dopo la favolosa vincita al Superenalotto nel 1998, che dette una svolta a quel paese e a tutta quell'Italia che ormai sempre più si affida alla sorte. L'opera che sarà posta all'interno della ricevitoria dove avvenne il "miracolo", completa il concetto della Dea Bendata già espresso nel precedente Simposio, accentuando la bellezza e il mistero che, oltre ogni nazionalità, infonde la fede nell'imponderabilità, e quindi in quella che, secondo Dante, è intelligenza angelica, "General ministra e duce" dei beni mondani. Una sfumata, non realistica, creatura femminile, affascina già nel bozzetto di Claudio. E per me, che lo conosco, è una rarità nel suo itinerario espressivo.

YASHIM OGATA, giapponese in Italia, famoso artista in grande confidenza con lo statuario di Carrara, si è ispirato all'imeneo fra l'acqua e la roccia, fra il cielo e la terra. Ha spiegato in una frase che accompagna il bozzetto a noi inviato: "Come la pioggia scende dal cielo e scava la roccia, irrigando la terra, facendo crescere le piante e tutti gli esseri viventi, ritorna al cielo per essere la nuova goccia. Vorrei creare le forme del ciclo d'acqua che ci fa pensare al ciclo vitale degli esseri viventi". Contempleremo certamente a Peschici un altro capolavoro di Ogata sollecitato dalla bellezza della pietra di Apricena.

ALBERTO INGLESI è, attualmente, un esponente di quell'arte iconica che si sta imponendo a livello mondiale e, magari senza intenzione, influenza anche la moda. Arte iconica, con immagini non realistiche, non vetero‑figurative, neanche neo‑figurative, ma nelle quali il fascino, l'attrazione femminile, anche terrorizzante, emana in chi le contempla sensazioni nuove, del terzo Millennio. In pietra di Apricena e in pietra leccese. S'intitola "La bagnante seduta" questa figura di donna, che esalta il rapporto fra la verticalità dei volto e del corpo e l'orizzontalità delle gambe coperte da un accenno di piramide o di montagna squadrata.

A Peschici ammireremo quindi l'ultima opera di un artista che esalta, condanna, analizza la donna bella, la donna arpia, la cattiveria, la soavità di una sintesi estetica inconfondibile.

Ecco EMANUELE GIANNETTI, reduce da un grande successo in Germania. Nato fra le cave e le pietre del senese, docente di Accademia a Bologna, campione di manualità nella scultura in tutti i materiali e nella loro compenetrazione (il ferro nel travertino o il bronzo che fonde da sé nel suo studio a Serre di Rapolano) Giannetti realizzerà un bozzetto che è una coesione dei vari percorsi morfologici della sua scultura. Verticale, ma non solo. Statuario ma anche paraconcettuale, simbolici ma, qualche volta, anche realista. Giannetti, che nelle scorse edizioni ha lasciato a Peschici sculture ammiratissime, realizzerà quest'anno, nella pietra di Apricena che particolarmente ama, un'opera che veramente onorerà questo Simposio. Un'opera che emergerà dalla base senza staccarsene, con quel legame che gli è connaturale.

MARIO VOLPI, "cavatore" di travertino per una vita, nato tra le pietre della Vai d'Orcia, ha cominciato da anziano a scolpire per se stesso (come è noto i "grandi" scultori si servono dei cosiddetti "assistenti" e non si sporcano le mani) ed e stato una piccola esplosione di successi in Toscana e altrove. I suoi totem di pietra sono semplicemente mirabili. Prevalgono le linee verticali dei cipressi, quelle ondulate delle colline, la ruvidezza dei campi, la linea infinita dell'orizzonte. Spesso ingabbia le sue opere in una fitta rete di acciaio. A Peschici viene con la sua umiltà di operaio artista, anzi di artista‑operaio.

ANGELO NIRO artisticamente si nutre dei fermenti ispiratori dell'Accademia di Belle Arti di Roma. E in via Ripetta sono in molti a sentire l'influenza delle telecomunicazioni anche nell'espressione plastica. Abbiamo davanti a noi un'opera bellissima "Comunicazione visiva" che riprende schemi di fantasie geometriche verticali. Quest'anno nella pietra di Apricena realizzerà uno "Scenario magico e metafisico".

GABRIELE PERUGINI come scultore non è particolarmente legato ad alcun materiale specifico: marmo, pietra, legno, gesso, terracotta, cemento. Come autore di opere, è un tipico artista di struttura. In pietra leccese (la sua preferita), realizzerà il bozzetto "Arcalbero", immagine fossilizzata e metaforica, riferita al movimento dell'acqua e delle nuvole. 

FRATELLI BISCOTTI. Uno è Peppino e l'altro è Rocco, con il dolce cognome. Li chiamano "Frammichele". Nel centro storico trasformano la creta in splendenti ceramiche che piacciono ai loro concittadini, ma soprattutto ai visitatori; e senza i soliti espedienti attrattivi dei ceramisti commerciali. Tanto vero che hanno ottenuto significativi successi internazionali. In questa edizione del Simposio di Peschici lavoreranno una piccola barca che viene tirata a riva da due pescatori. Quindi: il mare e i pescatori, quindi Peschici e il Gargano. Ma quale fascino, pur senza realismo in quest'opera in cui si sentono immersi e "nati" e che comunicano a noi che l'ammiriamo!

LEONARDO PALERMO. Artista‑scalpellino di alte capacità, nasce tra i "ceppi" di pietra dura di Apricena, la sua famiglia lavorava la pietra. Un’esperienza professionale acquisita all'estero lo affina nei suoi lavori artistici. Questo terzo simposio lo vede nella veste di maestro assistente, orgoglioso ancora di apprendere ma dare anche valido aiuto ai più noti artisti della scultura nazionale ed internazionale presenti a Peschici.

 

 

Teresa Rauzino (Presidente Centro Studi Martella) in un momento della conferenza stampa 

di presentazione del Simposio

 

Peschici 15 giugno 2003. Alcuni scultori dopo la conferenza stampa

Da sin. Claudio Pellegrini (scultore e presidente Proiezione Arte), l'on. Domenico Spina Diana e Giuseppe Tavaglione (coordinatore Proiezione Arte)

 

Foto di gruppo

PROIEZIONE ARTE

INFO: 339-2670438

 349.7701976

 

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