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La Comunità montana del Promontorio ha affidato alla scultrice Lidia Croce la prima di una serie di opere per il territorio.
Una risposta all'appello di Sgarbi contro le decine di statue dozzinali di Padre Pio
di TERESA MARIA RAUZINO


Il Gargano si apre alla scultura contemporanea e opere di artisti contemporanei
diventeranno parte integrante del paesaggio.
La prima della possibile serie di sculture è di Lidia Croce, ed è appena uscita dalla fonderia. Sarà presentata prossimamente a Bari, durante una conferenza stampa indetta dalla Comunità montana: giornalisti e critici d'arte saranno invitati ad andarla a visionare nella fonderia Magnifico, a Modugno, dopo di che il «Diomede» verrà postato in un angolo del Gargano ancora da individuare.
Perché sculture bronzee moderne nel Gargano? Risponde Croce: «Per contrastare quelle, dozzinali, che lo hanno invaso. Recentemente, parlando delle sculture di Padre Pio che spuntano un po' dovunque, Vittorio Sgarbi ha detto che non sono arte, che sono degli obbrobri, dei mostri, da distruggere oppure da ricoverare nel buio delle chiese. I preti hanno ribattuto che anche loro non le vogliono perché rovinerebbero l'estetica dei sacri 2 luoghi. Queste cose io le avevo già dette tanto tempo fa ai responsabili della locale Comunità Montana. E non certo per gelosia professionale verso chi queste statue realizza in gran copia. Certo il committente ha un grosso peso, se ti chiede una scultura per una chiesa, tu non puoi fare una ballerina: devi fare una cosa che rispecchi le tue esigenze. Ma il momento della creazione deve rimanere solo tuo»…
La scultrice è un fiume in piena: «Faccio un esempio: mi convocarono a Rignano dove gli amministratori volevano una scultura di Padre Pio alta 60 metri da sistemare sull'altopiano dove c'è una pista per i deltaplani. Io risposi che non mi impegnavo per una statua di 60 metri, e proposi invece una scultura ad altezza normale, magari da mettere in cima ad un traliccio visibile da tutte le parti, ma piccola, quattro metri al massimo, non di più. Non certo 60 metri. E proposi una realizzazione originale che dialogasse anche con la collocazione scelta, pensavo a una scultura che rappresentasse un tentativo di volo, il tentativo di volo umano, senza macchina, il volo psichico di Padre Pio, che aveva il dono della bilocazione. Non un Padre Pio tradizionale quindi, ma l'uomo che si stacca dalla gravità per un meccanismo che noi diciamo miracoloso, e che non conosciamo esattamente. Un uomo leonardesco che cerca di volare da sé. Una scultura che esprima un potere carismatico immenso, capace di trasmettere questa bellezza sovrumana. Una bellezza che è anche dei luoghi: quella zona è bellissima, senza luci attorno, sarebbe il posto ideale per un osservatorio astronomico, magari da sistemare vicino al monumento a Padre Pio. Nella Toscana delle mille colline vi sono dei luoghi che ci chiamano a guardare le stelle, Rignano potrebbe essere un loro ideale interlocutore qui sul Gargano....
Ma torniamo a Diomede: è la statua di bronzo più grande che Lida Croce ha realizzato. Per il Diomede, l'artista ha creato una struttura compatta, arcaicizzante. L'epoca di Ulisse, di Diomede, non corrisponde a quella classica. Le sculture di quel periodo sono i kuros. Nell'impianto, quindi, ha cercato di eliminare la classicità, di ricordare un mondo più arcaico, un uomo meno civilizzato, meno raffinato, meno perfetto delle sculture greche classiche, quelle che tutte conoscono. L' ha fatto più semplice. La forza che viene fuori è quella dell'uomo primitivo, ma fino a un certo punto: è più civilizzato rispetto ai Dauni.
La scultrice ha già progettato una seconda scultura per la Foresta Umbra: L’Ecologo. Le sarà commissionata dall’ente garganico l’anno prossimo. Ma non è finita qui. Ha appena vinto, insieme a un gruppo multidisciplinare (c’è un botanico, due pubblicisti, un architetto, l’Ecostat di Bologna) , un concorso di idee per il Gargano, bandito tre mesi fa dalla stessa Comunità montana. Vi hanno partecipato numerosi gruppi, fra cui quello dell’Università Bocconi di Milano. «Fui avvertita all’ultimo istante – racconta Lidia Croce – mi fu chiesto se volessi partecipare. Cosa potevo fare come scultrice per il Gargano? Non vedevo una scultura moderna a sé stante, una scultura informale tout court piazzata lì e basta. Pensai ad un itinerario bronzeo di scultura moderna, non avulso dal territorio, ma che in esso potesse compenetrarsi. Un itinerario non servile. “Celebrativo” soltanto nel senso di portare l’attenzione proprio lì, in quei luoghi. E così ho immaginato di mettere un’opre alle porte di una città, un’altra di fronte al mare e così via». I percorsi? Quelli classici, già esistenti: Foresta Umbra, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo, Vico, Vieste, Peschici. Progettata una scultura per i laghi di Lesina e di Varano, ma anche per un monumento in sofferenza come l’abbazia di Kàlena a Peschici. E «pensando all’itinerario che passa per Vico, il paese di San Valentino protettore degli innamorati, ho immaginato di realizzare un bronzo di Adamo ed Eva. Oggi è solo un bozzetto, una scultura piccola alta un metro, esposta a Vieste, al Castello».
Fra i progetti futuri dell’artista, oltre alle cinque sculture del concorso di idee per il Gargano, una mostra a Montecarlo. Porterà qualcosa in bronzo. Nella città monegasca ha visto le sculture di Botero, ma lo stile del colombiano decisamente non le piace: «Io una scusa ce l’ho – sorride maliziosa – sono una scultrice!».
Il guerriero greco che sottomise i Dauni


Il «Diomede» di Lidia Croce si presenta di color bronzo chiaro, un po’ di ossido per dare l’idea di invecchiamento, alcune zone più in ombra. La sagoma dello “Sperone d’Italia” appare sul torace: una mappa luminosa tutta di bronzo naturale, in modo che si veda subito. La cresta della scultura è in simbiosi con il viso: «Ho dovuto scolpirla a un metro e quaranta di altezza – spiega Lidia Croce- non è che potessi fare cose pesanti. Ho realizzato una scultura in argilla non armata, vuota per motivi logistici. Un vaso a forma umana, tutto vuoto dentro, alto due metri e 40. La mia è stata una vera sfida per vincere la 4 materia. Uno scultore deve essere architetto, ingegnere. Se armi la struttura della scultura, e la fai in gesso o in legno, allora non c’è problema. La materia si regge da sé. Ma l’argilla è traditrice, slitta, scivola, si piega, si deforma continuamente». Che c’è di nuovo nel Diomede? L’uomo non è totalmente dissacrato. Nell’arte moderna, tutto sembra essere déjà vu. Lidia Croce ha cercato uno spazio libero, non “classico”. La sua scultura ha una struttura razionale. Il suo Diomede esprime la bellezza dell’archetipo: è il capostipite, forte selvaggio, dell’antico dominatore ellenico, victor Gargani. Il modo in cui si ferma, si pianta sulla terra del Promontorio esprime una posizione virile. Non certo quella levigata, della scultura classica. La scultura è tronca delle braccia: «Mi sono permessa questa libertà – afferma – perché non mi servivano. Importante era lui, Diomede, il suo cuore: era la Grecia che veniva, che approdava sulle coste del Gargano. E’ dal suo cuore che nascono i doni che porta con sé». In alto, sulla sagoma a sinistra, si intravedono un tempio dorico, uno scudo con un piccolo cavallo, un askos di ceramica, dei capitelli, un teatro. Una figurina femminile è vicina all’eroe miceneo. Rappresenta forse Atena o Afrodite. Il nudo femminile richiama quello tipico delle kore. Fra i doni che Diomede porta sul Gargano emergono dei cavalli, fusi dal furore delle onde burrascose. Vicino al Gargano le onde sono piccole, altre più lontane sono più increspate: è il mare profondo e infido solcato per giungere dall’Ellade.
L’articolo di Teresa Maria Rauzino è stato pubblicato sul sul Corriere del Mezzogiorno allegato al Corriere della sera del 14 dicembre 2004
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