Il 5 per mille è uno strumento fiscale che ogni anno muove centinaia di milioni di euro verso il Terzo settore italiano. Ma la distribuzione di questi fondi non è uniforme: le regioni del Nord e del Centro attraggono la quota più consistente, mentre il Mezzogiorno resta indietro. Un divario che non dipende dal numero di enti presenti sul territorio — che anzi è significativo anche al Sud — ma da fattori strutturali legati alla comunicazione, alla capacità organizzativa e, in parte, ai redditi medi dei contribuenti.

Un meccanismo che premia chi comunica

Il 5 per mille funziona in modo semplice: il contribuente firma nella propria dichiarazione dei redditi e indica il codice fiscale dell’ente a cui vuole destinare la quota. Non è un costo aggiuntivo, ma una parte dell’IRPEF già dovuta. Il punto, però, è che la scelta non avviene nel vuoto: il contribuente deve conoscere l’ente, ricordarne il codice fiscale, essere motivato a scriverlo.

Questo significa che le organizzazioni che investono in comunicazione — campagne, lettere, social media, passaparola strutturato — raccolgono più firme. E queste organizzazioni, nella maggior parte dei casi, sono quelle con più risorse, spesso concentrate nelle grandi città del Centro-Nord.

Le grandi organizzazioni nazionali — istituti di ricerca, fondazioni ospedaliere, enti con milioni di euro di raccolta — attraggono firmatari da tutto il Paese, incluso il Sud. Questo produce un effetto paradossale: molti contribuenti meridionali destinano il proprio 5 per mille, ma a enti con sede al Nord.

Il divario territoriale nei numeri

Analizzando i dati storici, il quadro è chiaro. Come riportato dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) nel censimento del non profit, il Mezzogiorno ospita circa un quarto delle organizzazioni non profit italiane, ma raccoglie una quota inferiore di risorse dal 5 per mille. Le ragioni sono molteplici: redditi medi più bassi, che incidono sull’importo della quota individuale; minore propensione a compilare la sezione del 5 per mille nella dichiarazione dei redditi; e una minore strutturazione delle campagne di raccolta da parte degli enti locali.

Il risultato è un circolo vizioso: meno risorse significano meno capacità di investire in comunicazione, che a sua volta significa meno firme l’anno successivo. Per spezzare questo ciclo serve innanzitutto conoscere i propri dati.

Come le associazioni del territorio possono migliorare

Per le associazioni che operano nel Mezzogiorno, il primo passo è sapere quante firme si ricevono, come è cambiato l’importo nel tempo, come ci si posiziona rispetto ad enti simili nella stessa provincia. Sono informazioni che permettono di costruire una strategia, per quanto semplice.

Oggi questi dati sono accessibili. Come illustrato nella guida completa al 5 per mille su risultati5x1000.it, la piattaforma raccoglie oltre un milione di record dal 2006 al 2024, consultabili con filtri per regione, provincia, categoria e fascia di importo. Ogni ente ha una scheda con la serie storica completa, i grafici e un report scaricabile. Si possono anche confrontare più enti della stessa area per capire il proprio posizionamento.

Il secondo passo è comunicare. Non servono grandi budget: una lettera ai soci prima della stagione delle dichiarazioni, un post sui canali social con il proprio codice fiscale in evidenza, un volantino durante un evento possono fare la differenza per un’associazione locale che parte da poche decine di firme.

Una risorsa da non lasciare sul tavolo

Il 5 per mille non è la soluzione ai problemi strutturali del Terzo settore meridionale, ma è una risorsa concreta che molte associazioni non sfruttano a sufficienza. Ogni firma non raccolta è una quota che resta allo Stato senza destinazione specifica. Per le comunità del Sud, dove il tessuto associativo svolge spesso un ruolo di supplenza rispetto ai servizi pubblici, perdere queste risorse è un danno doppio.

Informarsi, strutturarsi e comunicare meglio non è solo una questione di fundraising: è una questione di capacità di un territorio di sostenere se stesso. Gli strumenti ci sono e sono gratuiti. Serve la volontà di usarli.

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