Università e Istituto di Incremento
Ippico a Foggia
Separati in casa
da
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Da tempo la convivenza tra l'Università
di Foggia e l'Istituto Regionale di Incremento Ippico nell'area del Deposito
Cavalli Stalloni a Foggia è diventata difficile: l'aver destinato parte dei
fabbricati che facevano parte dell'impianto dei Cavalli Stalloni a sede di
aule per la facoltà di Economia e Commercio ha creato contrarietà in quanti
hanno pensato alla struttura ippica foggiana come ad un insieme organico e
inscindibile e soprattutto come testimonianza del patrimonio culturale della
nostra città.

Vero è che una delibera della Regione
Puglia di alcuni anni fa destinava all'Istituto di Incremento Ippico una
sede al di fuori del centro abitato, rendendo di fatto libera l'attuale area
per usi di pubblico interesse come appunto l'università. Il problema ha però
acquisito nuove valenze strategiche quando nella preparazione del piano
regolatore cittadino di Benevolo, l'architetto progettista ipotizzava
l'integrazione dei fabbricati esistenti con altri di nuova costruzione lungo
via Guglielmi.
La
levata di scudi contro questa determinazione fu unanime da parte delle
associazioni ambientaliste e culturali di Foggia, ma l'amministrazione
Agostinacchio continuò a lavorare in suo favore. La soluzione venne dalla
Soprintendenza ai Beni Archeologici quando nel sottosuolo dell'area furono
trovate tracce di un sito neolitico, per cui il vincolo che ne derivò
stroncò sul nascere qualsiasi iniziativa ulteriore.
Oggi, a distanza di anni ed in occasione dell'avvio del nuovo piano
regolatore cittadino i desideri si risvegliano e il problema sembra non
essersi mai sopito. La presenza della Facoltà di Economia e Commercio nei
padiglioni del complesso, vissuta come corpo estraneo e ingombrante, ha
stimolato la cittadinanza al dibattito sull'uso delle strutture dei Cavalli
Stalloni e dell'area circostante.

La querelle si articola grosso modo in
due legittime posizioni: la prima, dando seguito al trasferimento
dell'Istituto di Incremento Ippico altrove, propone di utilizzare le
attrezzature edili e gli spazi più ampi ad esso esterni per una cittadella
universitaria con relativi servizi; la seconda, partendo dalla necessità di
non snaturare il complesso della sua identità, pensa ad un uso più mediato
con l'insediamento universitario.
Si ipotizza ad esempio di destinare le
aule alla facoltà di Agraria, valorizzando nel contempo i compiti
istituzionali dell'Istituto, e potenziando le attrezzature di verde
cittadino con la realizzazione di un parco urbano in uno con la villa
comunale. Ci sembra che tutte e due le posizioni godano di attendibilità e
meritino una attenta riflessione.
Da
parte nostra, memori di quanto è stato fatto nel passato dalla classe
dirigente cittadina in merito alle scelte edilizie e più in generale
urbanistiche del territorio, siamo inclini ad una soluzione che non aggiunga
neanche un metro cubo di costruito a quanto già esistente.

Il problema non è sicuramente da
impostare nei termini di una semplicistica contrapposizione tra l'ambiente e
un'istituzione come l'università, che ha qualificato e certamente migliorato
il livello culturale della nostra città negli ultimi anni, ma alla stessa
Università degli Studi di Foggia si richiede un pizzico di sacrificio nel
farsi carico del problema del potenziamento delle dotazioni di spazi di
verde attrezzato e nel bloccare processi costruttivi, che una volta
innescati, non è prevedibile fin dove possano spingersi.
Gli
alunni del Poerio hanno visitato le attrezzature del Deposito dei Cavalli
Stalloni, motivati dal lavoro che stavano svolgendo a scuola nell'ambito del
progetto Helianthus II - Urbanesimo e Umanesimo.
Essi sono stati positivamente colpiti da quello che rimane di una struttura
che ha svolto in tempi non remoti un ruolo rilevante in ambito nazionale per
l'evoluzione dell'ippicoltura.
Gli stessi edifici sono ammirevoli perché forniscono un esempio di
architettura che esula dalle più consuete tipologie dell'abitazione o della
costruzione pubblica a carattere religioso o amministrativo o di servizio.
La presenza del cavallo, sconosciuta per le nuove generazioni che lo
associano al tempo libero, era invece parte integrante del nostro paesaggio
quotidiano e si legava spesso in modo inscindibile alla vita lavorativa dei
foggiani.
