l’ATTACCO
mercoledì 17 aprile 2007 – pagine 1 e 7
prima
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COSA FARE (BENE) PER RILANCIARE L’UNIVERSITA’ DI FOGGIA
di Giuseppe TRECCA
La mia generazione è stata attraversata per intero dall’onda lunga della lotta per la conquista dell’Università a Foggia. Mi ricordo quando ero studente dei primi anni delle superiori e si parlava di “gemmazione” della sede di Foggia da Bari e quella parola, più che un primo passo per la vittoria completa, ci appariva come una parola magica che rappresentava davvero quello che avere l’Università a Foggia avrebbe significato e, cioè, una gemma che cadeva nel nostro territorio, una vera propria pietra preziosa che avrebbe arricchito la nostra provincia. Nell’immaginario degli adolescenti della mia generazione l’arrivo dell’Università avrebbe coinciso con l’automatico aprirsi di un’oasi di cultura nel deserto del nostro territorio, di un faro nella notte di una città decisamente sonnacchiosa dal punto di vista intellettuale. L’Università, nell’ingenua ed illuministica visione della mia generazione, coincideva con l’arrivo di tanti professori e la permanenza di moltitudini di studenti universitari, quella manodopera intellettuale che il cattivo e crudele Nord ci strappava, dopo averci tolto, negli anni ’60, i nostri “cafoni” , trasformati in operai nelle catene di montaggio, per impedirci ancora una volta ogni possibilità di riscatto economico e sociale. L’Università era per noi il punto di leva che Archimede cercava per sollevare il mondo, il punto di partenza per l’elaborazione di un progetto di cultura e sviluppo del territorio. L’arrivo reale dell’Università a Foggia ha coinciso con la profonda trasformazione delle scuole e delle Università diventate realtà economiche costrette a procacciarsi le risorse per la loro sopravvivenza e questo ha finito per offuscare in parte la loro “mission” culturale e zavorrarle di un compito improprio e pericoloso. Se la cultura diventa merce che deve produrre “profitto”, o anche solo “risorse”, i rischi che si aprono sono enormi. E’ chiaro, quindi, quale sia il mio orizzonte culturale e i miei sentimenti nei confronti dell’Università e, in essi, non c’è spazio per il minimo pensiero che possa arrecarle danno o che possa ostacolare il pieno dispiegamento della sua azione, che per me resta quello di contribuire a collaborare, con il suo patrimonio di cultura e professionalità, un progetto di sviluppo per questo territorio. Credo, allo stesso tempo, che l’Università vada aiutata a non pensare a se stessa in termini autoreferenziali… (segue a pagina 7)
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7 IL NODO
(DA SCIOGLERE) DEI CAVALLI STALLONI
PAROLA DI GIUSEPPE TRECCA
<Non si può pensare di trasformare la disputa con il Comitato pro IRIIP in una questione di principio o in una sorta di giudizio di Dio> -
<La soluzione migliore è vendere i quattro ettari già ceduti all’Università e con i soldi ristrutturare la Caserma, ex Gil e la palestra Galliani>
Caro Muscio, prenditi la Caserma Miale
Come rilanciare l’Università e salvare l’Istituto di Incremento Ippico
segue dalla prima pagina: … ma stimolata a guidare con ancora maggiore determinazione un progetto di riscatto per una città e un territorio ormai saldamente ancorati agli ultimi posti della classifica nazionale dello sviluppo. Gli amici universitari non devono credere, anche se in perfetta buona fede, ma con una punta di civetteria intellettualistica, che la semplice espansione dell’università nel territorio corrisponda, “ipso facto” , al bene della città. Il “bene comune” viene deciso da tutti i cittadini attraverso un pubblico e democratico confronto di idee e chi pensa di sottrarsi a questo principio di base della democrazia è automaticamente nel torto. Così credo, sinceramente, che l’Università stia sbagliando a trasformare la disputa con l’IRIIP in una questione di principio, facendola diventare una sorta di giudizio di Dio, in cui la città dovrebbe essere chiamata a decidere chi sia più importante se l’Università o l’IRIIP. La questione, posta in questi termini, è decisamente mal posta e fuorviante. Le domande vere e corrette che dobbiamo porci sono fondamentalmente due.
Prima domanda: può la città di Foggia, dopo avere perso già il Distretto militare e la Scuola di polizia(Caserma Miale), mentre sta per essere bypassata come nodo ferroviario e perdere, probabilmente il promesso insediamento del conservificio A.R, possiamo, mentre stiamo subendo queste profonde mutilazioni, distruggere noi stessi, con un autolesionismo folle, un’altra istituzione, una delle poche rimaste in città che possa vantare un po’ di memoria storica e qualche elemento sul quale si possa puntare per proiettarci su una scala nazionale e forse anche internazionale e poi piangere contro il destino cinico e baro, che ci pone all’ultimo posto delle graduatorie nazionali? E’ dignitoso produrci soltanto, con patetica solerzia, nell’esercizio di contestazione di tutte le graduatorie che puntualmente ci rifilano “magliette nere” ad ogni sondaggio (ultimo in ordine di tempo quello relativo ai dati sul turismo su scala regionale) ?
Seconda domanda: dato per scontato che l’Università di Foggia è il futuro della nostra città e che essa deve diventare il centro pensante e propulsivo della crescita del territorio, il problema è quale soluzione ancora più prestigiosa possiamo trovare affinché l’Università di Foggia dispieghi la sua azione dirigente e quale nuova missione dobbiamo assegnare all’IRIIP per salvare un pezzo di memoria della storia della nostra città. Le ipotesi qui non possono che essere due.
Prima soluzione:
Caserma Miale ed ex piscina GIL: della serie come trasformare un clamoroso fallimento in un grande successo. Perché non puntiamo direttamente e con decisione sull’ipotesi di affidare la Caserma Miale all’Università, aggiungendovi anche l’ex piscina GIL, situata a pochi metri di distanza, trasformando quest’ultima, per es., in una grande biblioteca universitaria di cui i docenti e gli alunni sentono una profonda mancanza, per cui per svolgere un po’ di ricerca devono farla sui propri testi o andare ancora una volta a Bari? Questa soluzione consentirebbe all’Università di avere uno spazio enorme nel pieno centro della città, costituito da un edificio di assoluto prestigio, uno dei pochi che siano rimasti a Foggia, in immediata contiguità con la Facoltà di Giurisprudenza e con addirittura tanti posti letto che appartenevano agli allievi della scuola di polizia. Questa soluzione per i primi anni sarebbe ancora gratuita, ma poi dovrà fare i conti con la follia della cartolarizzazione che ha venduto uno stabile prestigioso, che domani dovrà essere riaffittato a costi enormi. Questi, però, sarebbero soldi spesi bene e le istituzioni, in sinergie tra di loro, dovranno farsene carico in qualche modo. Tale scelta, inoltre, consentirebbe di porre un vincolo forte sui futuri, possibili utilizzi della Caserma Miale da parte della Banca proprietaria. La città di Foggia, già da adesso, dovrebbe chiedere serie garanzie sulle intenzioni future dell’istituto bancario, per evitare di trovarsi di fronte ad usi impropri e speculativi di una struttura di tale prestigio. Le professionalità acquisite nella scuola di polizia, che ha funzionato con tanti meriti in questi anni all’interno della Caserma Miale, possono essere riutilizzate attraverso la istituzione di corsi di formazione per poliziotti e vigili urbani da organizzare, in collaborazione dall’Università e dalla scuola di Pubblica Amministrazione “Francesco Marcone”.
Seconda soluzione:
la Regione ha già messo a disposizione dell’Università quattro ettari di terreno (pari a 40.000 mq., contro i 2.500 rimanenti all’interno dell’IRIIP, più un contributo di circa 5.000.000, 00 di Euro) per la edificazione delle strutture di una vera e propria cittadella universitaria. Si tratta di una scelta che consentirebbe all’Università di costruire delle strutture nuove moderne, efficienti e luminose, nata già per essere sede universitaria e non su una struttura che, per quanto prestigiosa è pur sempre riadattata ad uno scopo per il quale non è nata. La mia netta preferenza è, naturalmente, per la prima ipotesi: chiedere che la Caserma Miale venga messa immediatamente a disposizione dell’Università, mentre la Regione Puglia potrebbe a questo punto, aumentare la somma da destinare all’Università, perché potrebbero essere utilizzate anche le somme derivanti dalla vendita dei quattro ettari di terreno non più assegnati all’Università e, con essi, si potrebbe procedere alla ristrutturazione della ex piscina GIL e della vecchia Palestra di Via Galliani. In questo modo cancelleremmo due ruderi che ammorbano la vita della nostra città. La piscina la ricordo da sempre diroccata, mentre nella palestra di via Galliani generazioni di studenti delle scuole medie del Palazzo degli Studi, vi hanno fatto le loro lezioni di educazione fisica, compreso lo scrivente, e vederla abbandonata in quel modo è un dolore grande per tanti di noi. Contestualmente all’IRIIP andrebbe assegnata una nuova e chiara “missione” , adeguatamente sostenuta con altrettante risorse economiche, come quella di diventare un moderno centro ippico con in chiaro progetto culturale ed economico capace di attrarre visitatori, turisti, amanti e appassionati dei cavalli. In quella zona, così, potrebbe nascere, credo, il più grande parco cittadino d’Italia collegato con la Villa Comunale – non dimentichiamo il recente ritrovamento dell’abitato neolitico -, con tutta l’utopia che architetti del verde potrebbero scrivere su uno spazio di quelle straordinarie dimensioni. Ma per l’utopia e l’immaginazione ci vuole cultura e coraggio, tutta merce che non è certo abbondata in queste amministrazioni di centrosinistra. Il realismo e il cinismo politico sono state la loro moneta corrente, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti i cittadini. Resta il fatto che realizzando un’operazione del genere avremmo, in solo colpo, realizzato una struttura splendida e prestigiosissima per l’Università di Foggia e un parco nel pieno centro della città che ci farebbero fare un enorme balzo in avanti nella graduatoria nazionale della qualità della vita delle città. Avranno il flebile Stallone e lo stanco Ciliberti il coraggio per un colpo d’ala del genere? Ne daremo conto ai nostri lettori e ai loro e-lettori. Giuseppe TRECCA
Chi è il prof.Giuseppe Trecca:
- nato a Ordona (FG) nel 1956
- già Preside all’età di 36 anni (uno dei più giovani di quel tempo);
- docente di Storia e Filosofia (laureatosi a Bari con 110/110 e lode più 3 anni di
specializzazione all’Università di Urbino con punteggio di 70/70 e lode);
- uno dei fondatori nazionali dell’Associazione professionale e sindacale Gilda degli insegnanti;
- dal 1997 Preside dell’Istituto Tecnico Commerciale “B.PASCAL” di Foggia (1.200 alunni, 130
docenti di ruolo, più di 40 collaboratori ausiliari e amministrativi. Una grande realtà!);
- già redattore e autore di molti saggi;
- attualmente anche Consigliere comunale del Comune di Foggia (capogruppo del Gruppo Misto).
