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Rignano Scalo, nell’ex zuccherificio sorgerà una centrale elettrica a biomasse vegetali

Pubblicato: sabato, 14 dicembre 2013 Commenta questo articolo Leggi i 2 CommentiTorna alla pagina iniziale

Come riportato su 'Il Sole 24 Ore' in un articolo di Vincenzo Rutigliano, l'investimento è pari a 60 milioni di euro. Claudio Stefanazzi: "Non è un inceneritore e non vi è alcun rischio per l'ambiente"

               L'ex zuccherificio Eridiana

 60 milioni di euro.A tanto ammonta l’investimento del gruppo francese ‘Belenergia’ nel settore delle energie rinnovabili, e nello specifico nella centrale elettrica a biomasse vegetali a ‘filiera corta’ da 13 Mw che sorgerà su un’area di 20 ettari dove un tempo c’era lo zuccherificio Eridiana, superficie di proprietà del gruppo Percassi.

Come si legge nell’articolo de ‘Il Sole 24 ore’ a firma di Vincenzo Rutigliano, “il termovalorizzatore utilizzerà come combustibile scarti vegetali che dovranno provenire, almeno per il 40%, entro un raggio di 70 kilometri dall'impianto. In media, ogni anno, quasi 100-120.000 tonnellate di biomasse costituite da cippato di legna proveniente dalla pulizia dei boschi e da potature di oliveti e vigneti (35%), dalle vinacce (20%) e dalla sansa vergine ed esausta (45%).

La questione del termovalorizzatore in fase di costruzione a Borgo Eridiana, è stata al centro di numerose denunce e proteste da parte del gruppo 'Capitanata Rifiuti Zero' e dei meetup dei cinquestelle, che in più di un'occasione hanno sollevato dubbi e perplessità sui probabili rischi alla Salute e al territorio, che l'impianto produrrebbe.

Ma sulle pagine on line del quotidiano politico, economico e finanziario, Claudio Stefanazzi – presidente del consiglio di amministrazione di Enterra spa – ci ha tenuto a precisare che “non è un inceneritore e non vi è alcun rischio per l'ambiente” aggiungendo che “i bruciatori che bruciano spazzatura sono tutt'altro". L'impianto – si legge – non brucerà rifiuti urbani, ma solo scarti di lavorazione di prodotti vegetali.

Saranno circa una ottantina, diretti e dell’indotto, i lavoratori impiegati. “Il contributo della centrale di Rignano sarà decisivo anche per il fatturato di Belenergia. Arrivati in Italia nel 2011, i francesi contano infatti di triplicarlo: dai 13 attuali ai 50 stimati entro il 2016, grazie anche agli investimenti nel solare previsti pure in Puglia.

Nella società titolare dell'autorizzazione, Enterra, la Stilo Immobiliare ha una partecipazione del 30%” si legge a conclusione dell’articolo.

da Foggiatoday

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2 Commenti per “Rignano Scalo, nell’ex zuccherificio sorgerà una centrale elettrica a biomasse vegetali”

Commento di Stefano
Data 15 dicembre 2013 ora 15:42

Cari lettori, condividendo con voi questa mia lettera aperta, spero possiate comprendere la verità sui “cancrovalorizzatori” come quello di Borgo Eridania fiducioso che assieme possiamo far giungere a chi di dovere le nostre rimostranze in merito alla nascita imminente di una miriade di pericolosissimi inceneritori che presto sorgeranno attorno a Foggia e che non sono altro che un affare economico fatto sulla nostra pelle, dovuto solo agli incentivi economici dati ai padroni di queste centrali e che vengono periodicamente finanziati dalla comunità Europea, che considera ad esempio l’incenerimento di rifiuti di origine vegetale, una fonte di energia rinnovabile(si avete capito bene, perché secondo loro, la quantità di co2 emessa durante la combustione negli inceneritori verrebbe assorbita durante la vita della pianta stessa, che durante il suo ciclo vitale appunto, ne assorbirebbe la stessa quantità prodotta durante la sua combustione all’atto dell’incenerimento… follia pura!!!). Ma andiamo per gradi… È da tempo che mi sto interessando alla annosa questione dell’ormai prossimo inizio lavori del termovalorizzatore di Borgo Eridania in località Rignano Scalo e premetto che per me venire a conoscenza di questo nuovo impianto e degli altri “mostri” limitrofi a Foggia, come quello di Borgo Tressanti a Cerignola o quella di Sant’Agata di Puglia o ancora la Turbogas di San Severo o ancora la centrale a biomassa di Borgo La Rocca o la futura centrale a biomassa di Carapelle, è stato del tutto casuale visto che, sebbene io sia una persona che quotidianamente legge molte rassegne stampa locali sul web, non sapevo nulla di inceneritori e nano particelle perché semplicemente non se ne parla, infatti facendo una ricerca su quotidiani locali si fa solo qualche accenno a nuove opportunità lavorative per il nostro territorio grazie alla costruzione di nuovi impianti di smaltimento, ma nulla più. Detto questo la scoperta di questo mondo fatto di termovalorizzazione, diossina e tumori, era per me terreno sconosciuto, sentito solo qualche volta come notizia passata distrattamente alla tv. Poi un giorno, vista la mia intenzione di trasferirmi fuori dalla città per evitare traffico e smog, inizio a cercare immobili al di fuori dei confini cittadini e vengo a conoscenza di Borgo Eridania. La prima cosa che ho fatto è fare una ricerca del posto su Wikipedia, poi scopro il blog “CapitanataRifiutiZero” e qui per me cominciano i “guai”, perché improvvisamente mi si è aperto un nuovo mondo, fatto di scenari per il nostro territorio apocalittici nel vero senso della parola. Possibile mai che chi rappresenta il nostro territorio, eletti da noi per curare i nostri interessi, svenda tranquillamente la nostra dignità (ma quello è il male minore visto che ultimamente non ne abbiamo molta cura) e soprattutto la salute nostra e delle nuove generazioni, approvando allegramente una miriade di inceneritori che circonderanno come una morsa mortale la nostra città, facendo di fatto solo la fortuna dei grandi gruppi del nord che si arricchiscono a nostro discapito? A differenza dei vecchi inceneritori che facevano venire “solo” l’asma e patologie bronchiali croniche o al massimo l’avvelenamento da diossina e varie forme tumorali, le nuove “termovalorrizando” a più alte temperature rilasciano particelle microscopiche dette nano particelle che attualmente la tecnologia non può intrappolare con nessun tipo di filtro e dopo un periodo di sospensione nell’aria ricadono sul terreno dove ci sono ortaggi e verdure di cui noi ci nutriamo, ma anche sui pascoli che gli animali brucano entrando di fatto in tutta la nostra catena alimentare; questo a distanze anche molto considerevoli. Tutto ciò è legale visto che per legge le nano particelle non sono ancora contemplate in normativa come elemento nocivo per la salute, essendo stato scoperto da pochissimo il loro legame con l’insorgere dei tumori. Si perché queste particelle essendo talmente piccole non possono essere espulse dal nostro organismo perché troppo minuscole per essere assorbite dai fagociti e quindi rimangono dentro di noi in eterno e come risposta immunitaria del nostro organismo vengono circondate da un tessuto infiammatorio perenne come avviene per l’asbestosi da amianto (tumore che per la sua origine è incurabile). Inoltre queste particelle, essendo nano, sono capaci di entrare nelle nostre cellule bucandone la membrana che le circonda e una volta assorbite, possono modificarne il DNA e quindi dare vita un giorno che si avranno figli ad una progenie con gravissime patologie tipo leucemia o addirittura deformità. Tutti i nuovi impianti sono assolutamente legali e anche se sono dotati di filtri migliori per le macro particelle ciò non eliminerà le patologie ad esse legate che comunque persistono, il tutto unendosi alle nuove particelle ancora più letali, ma ciò non conta infatti possono tranquillamente entrare in esercizio beffandosi della nostra salute. Nella fattispecie il termovalorizzatore del Borgo Eridania dovrebbe bruciare rifiuti di origine vegetale come sansa e ceppi ma come il Prof. Montanari(ricercatore internazionale sulle patologie tumorali) ha dimostrato, questa materia prima contiene metalli e minerali che la pianta naturalmente assorbe dal terreno per nutrirsi e che all’atto dell’incenerimento si trasformano in un mix di varie leghe della grandezza di nano particelle letali. Non solo, vista la scarsità di materie prime, dopo cinque anni può convertirsi a inceneritore tradizionale con una semplice conversione e senza chiedere permessi perché la potenza dell’impianto è minore di 50 megawatt, bruciando materie plastiche che hanno un altissimo potere di combustione e di fatto rendono molto più efficiente l’impianto stesso, perché al contrario di quanto sostengono e cito “sono cosa ben diversa” vi assicuro che sono fornaci ad alto potere calorifero identiche in tutto e per tutto agli inceneritori tradizionali. Ciò significa che ben presto come è avvenuto per Acerra, anche Foggia diventerà presto famosa in ambito scientifico diventando, come è accaduto per il comune campano, una fucina di cavie affette da tumori e malformazioni congenite, rendendoci uno dei più grandi laboratori a celo aperto di queste patologie. Questo è l’inevitabile scenario prossimo imminente del nostro territorio e della nostra salute? Davvero dobbiamo condannare l’eccellenze enogastronomiche del nostro territorio che tramite l’export, probabilmente sono le maggiori risorse che disponiamo, in vista di un futuro contaminato, gettandole in un perenne oblio e affossando ulteriormente la nostra economia per poi, rendere gruppi del nord ancora più ricchi di quanto lo siano già? Esiste una mappa consapevole dei nuovi impianti di termovalorizzazione in base alle reali esigenze del territorio? Come mai la nostra classe politica ha approvato e sta perpetrando nel errore di avallare la costruzione di sempre nuovi inceneritori camuffati da centrali a biomasse, ove in puglia vi è un acclarato surplus energetico facendo decadere di fatto il primo requisito per questo genere di impianti cioè la produzione di energia elettrica, visto che comunque siamo una delle zone europee a più altro tasso di insediamento eolico? Perché la nostra amministrazione predilige la realizzazione di inceneritori che dati alla mano per ogni centrale cagioneranno danni sanitari previsti per oltre due milioni di euro per malattie di vario tipo ad esso legate a fronte di compensazioni versate alle casse comunali di poche decine di migliaia di euro? Non sarebbe meglio prediligere impianti di raccolta differenziata dal costo previsto di circa cinque milioni di euro a fronte del costo di cinquanta milioni a inceneritore e con un impiego di personale di almeno centocinquanta unità a fronte delle cinquanta delle centrali a biomassa? Come mai le istituzioni, approvando praticamente a nostra insaputa la realizzazione di molti inceneritori attorno a Foggia, hanno contravvenuto alla Legge 108/2001 Decreto Lgs n.152 del 2006 del Codice Ambientale secondo il recepimento della direttiva europea
della Convenzione di Aarhus del 1998 che impone una consapevole informazione ambientale di tutta la popolazione estendendo tale diritto alla partecipazione ai processi decisionali e all’accesso alla giustizia in materia ambientale ? Perché la puglia è in notevole ritardo nella stesura di efficaci piani ATO, riservando a Foggia la maglia nera in tema di riciclo, portando la capitanata ad un ulteriore aggravio di tasse visto l’inevitabile multa che la comunità europea ci infliggerà per tali mancanze? Perché il comune di Foggia, con i soldi dei contribuenti, ha acquistato e poi immediatamente abbandonato in un piazzale, pile di centinaia di cassonetti per la raccolta differenziata nuovi, che con la continuata esposizione alle intemperie si trasformeranno presto in un inutile sperpero di denaro pubblico? Perché l’amministrazione del comune di Foggia ha creato e ultimato, con i soldi della comunitá, le isole ecologiche per la raccolta differenziata per poi mai farle entrare in funzione? Quale strategia il comune di Foggia sta mettendo in atto per eliminare l’incenerimento dei rifiuti e promuovere la raccolta differenziata, unica soluzione realmente sostenibile? Ma soprattutto attualmente esiste una qualsiasi istituzione a livello locale che si stia ponendo questi interrogativi per cercare risposte? Ed ora qual è il futuro che attende Borgo Eridania ed i centri abitati limitrofi alle centrali a biomassa, visto che alla gente del posto a cui ho chiesto, ho ricevuto solo rassicurazioni, sussurrandomi con una certa soddisfazione che forse, il borgo avrà, grazie al termovalorizzatore: “la fortuna del riscaldamento e dell’illuminazione gratis”. Quindi chi tutelerà il Borgo e informerà consapevolmente la gente che vive lì? Vi prego quindi di prendere il prima possibile coscienza del problema non ignorandolo, perché se i nostri amministratori, che per non ben identificati benefici, hanno approvato la costruzione di questi mostri, è bene rendersi conto che è inutile metter la testa sotto la sabbia visto che nessuna famiglia sarà immune dalle conseguenze dell’entrata in funzione di questi velenosissimi inceneritori che con i loro fumi carichi di morte giungeranno anche in città. Spero di esservi stato utile per comprendere a pieno che bel regalo di Natale che ci stanno per fare a tutti…

Commento di Stefano
Data 15 dicembre 2013 ora 15:55

date un occhiata qui e ascoltate il prof. Monanari e traete le vostre conclusioni… http://www.youtube.com/watch?v=RqOQOBu_6JI&feature=player_embedded

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