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COMUNICATO STAMPA -
CENTRO STUDI MARTELLA (PESCHICI )
Il caso dell’abbazia di Peschici è stato al centro del dibattito durante
un Convegno Nazionale sulle aree protette svoltosi il 20 ottobre a Rodi
Garganico
KALENA, EMBLEMA DELL'ATTUALE MODELLO DI SVILUPPO "INSOSTENIBILE" NEL
PARCO DEL GARGANO

«Sviluppo sostenibile in aree protette. Indicatori e modelli per lo
studio e la valorizzazione del paesaggio»: è il tema del convegno
organizzato dall'Università di Bari che si è tenuto il 20 ottobre
nell’Auditorium “Filippo Fiorentino” dell'Itcg di Rodi Garganico. I
lavori hanno preso il via con i saluti del presidente della Provincia,
Carmine Stallone, di Alessandro Bianchi, presidente onorario dell'AIIA
(Associazione Italiana Internal Auditors), e Vincenzo Mennella della
seconda sezione AIIA; di Primiano Schiavone (in rappresentanza del Parco
del Gargano). Subito dopo le relazioni introduttive del presidente della
Comunità montana del Gargano, Nicola Pinto («La necessità del controllo
delle trasformazioni nella politica del territorio»), Giuseppe Maratea,
assessore alla cultura dell'ente montano garganico («La tutela dei beni
culturali e ambientali nelle politiche di gestione del Gargano») e
Pasquale Dal Sasso-Università degli Studi di Bari («Le potenzialità di
sviluppo sostenibile nel territorio del Gargano nord»), il convegno ha
fatto perno sulla relazione generale e presentazione del volume «Profilo
Italia», di Vincenzo Mennella («Indicatori e modelli di sviluppo
sostenibile del territorio e la valorizzazione del paesaggio»);
Alessandro Toccolini e Giulio Senes, Università degli Studi di Milano
(«Le diverse vocazioni delle aree boscate»); Andrea Galli, Università
degli Studi di Ancona («Ambito appenninico e prealpino»); Roberto
Chiabrandi, Università degli studi di Torino («Ambito alpino»); Giuseppe
Ruggiero, Università degli Studi di Bari («Lo stato della pianificazione
dei parchi nazionali»); Carmelo Riccardo Fichera, Università degli Studi
di Reggio Calabria; Alessandro Toccolini, Università degli Studi di
Ancona; Roberto Chiabrando, Università degli Studi di Torino. Ha chiuso
Giuseppe Marinelli dell’Università degli Studi di Bari («Rapporti tra
parco nazionale e piano paesistico: compatibilità e conflitti»).
Un convegno importante, che noi segnaliamo, perché in esso, con nostra
grande sorpresa, si è parlato, dopo un anno di “assordante silenzio
istituzionale” del caso Kàlena.
E’ stato il prof. Giuseppe Maratea, assessore alla cultura della
Comunità Montana, a focalizzare il suo intervento sull’Abbazia, “caso
emblematico” dell’attuale insostenibilità dello sviluppo in area Parco
del Gargano:
«Io starò alle cose di casa nostra – ha esordito Maratea - ho sotto gli
occhi il volume «Profilo Italia» e la mia attenzione quasi naturalmente
non può che andare al capitolo VII, precisamente alle pagine 236 e 240,
alle figure 8-12 8-20 e 8-21: abbazia di Kàlena, gli orti di Peschici
negli anni sessanta, gli “orti”, si fa per dire, di Peschici nel 2005, e
peccato che non vi sia stato l’aggiornamento al 2006 ! Questo mi stimola
a dire alcune cose di cui da un po’ di tempo si sta perdendo memoria.
Peschici e Kàlena, dunque. Bei nomi, nomi gentili, miti ma non bisogna
credere ai nomi dei luoghi, qui sul Gargano. Sono bugiardi e, in questo
caso, promettono mirabilie che nella realtà ormai naufragano nella
desolazione di un paesaggio violentato e stravolto, in cui il clic del
fotografo, immagino si sia improvvisato tale il prof. Dal Sasso, ha
colto una certificazione certamente non esaltante. Un’antica abbazia
benedettina, croce e delizia del vescovo D’Ambrosio, che però negli
ultimi tempi non va al dì là del solito grido di dolore agostano;
battaglia civile di un emerito circolo culturale peschiciano, il Centro
Studi “Martella” che ha condotto una battaglia decisiva per porre
all’attenzione non solo locale, ma nazionale il problema del degrado di
un bene culturale importante. Risultato: sul libro degli indagati sono
finiti quelli del circolo Martella, a dimostrazione plateale di come il
summum ius talvolta diventi summa iniuria. Non solo Kàlena è rimasta
luogo dove razzolano le galline, ma passano addirittura sotto silenzio
alberghetti sghembi, chioschi di canne e di cemento, esempio della
peggiore riviera romagnola. Credo che occorra che il Gargano civile, che
probabilmente è quello di minoranza, debba continuare a far sentire la
propria voce perché le Istituzioni smettano di cincischiare, di fare
velina, impastoiate come sono in mille rivoli burocratici che stentano
ad imboccare la dirittura di arrivo per una soluzione del problema. Il
Gargano si sviluppa proteggendolo. Pinto accennava al Parco letterario
del Gargano che non è una pensata di pochi per pochi, non è una
operazione salottiera e velleitaria: è una operazione che mira ad una
inversione di tendenza in un turismo che sta diventando banale, e direi
insostenibile. Qui ancora la fa da padrone il bulldozer, che azzanna non
solo le coste, ma invade le campagne e comincia a penetrare persino nei
centri storici che sono inimitabili palcoscenici, costruiti da muratori
forse analfabeti che hanno insegnato tante cose a professionisti
paludati, ma talvolta contraddittori, se non addirittura incolti. Nasce
da queste considerazioni l’idea, per esempio, venuta a Vico del Gargano,
di albergo diffuso, affidato all’architetto Gae Aulenti. Un’operazione
che vuole riportare il Gargano a recuperare non solo in maniera corretta
il Centro Storico, ma creare un circuito di artigianato, cultura, natura
comprendendo gli agrumeti di Vico, Ischitella, Rodi, le case sparse, cui
accenna anche una fotografia significativa del volume «Profilo Italia».
Possiamo dire che siamo l’ultima generazione cui spetti stabilire, a
seconda delle decisioni che prenderemo, se il Gargano debba rimanere o
meno un luogo abitato. Non servono le edulcorazioni affidate ai dépliant
patinati delle agenzie turistiche che ci fanno vedere il Gargano felix;
sono invece da evidenziare, e lo dobbiamo dire apertamente, le
inconguità, le frammentarietà di un territorio maltrattato. E la
passione del conterraneo non deve farci tacere il pericolo che incombe
sul nostro territorio, nel momento stesso in cui dovremmo compiacerci
del suo deciso inserimento nei circuiti turistici internazionali e
mostrarci orgogliosi quando ad agosto la fiumana di macchine inonda le
nostre rotabili; in realtà è una tenera e inutile finzione. E’ evidente
che, difendendo il passato, non bisogna rinunziare ad immaginare il
nuovo. Le cose un tempo nuove oggi sono antiche, per cui bisogna evitare
di ricorrere all’istituto della delega. Ci sono sigle come i PIS, PIRT,
PRUST; si storpia anagraficamente persino l’autore della Recherche e
molti ritengono che ci si riferisca a questi, piuttosto che ai piani di
sviluppo sostenibili. Proprio Proust parlava di terra estetica,
contrapponendola alla terra inestetica: la terra estetica si contrappone
a quella inestetica perché, pur essendo ricca, quella inestetica, di
capolavori, l’uomo ne disconosce il valore. Per ottusità, per cupidigia
o per altro. E quindi assistiamo ad una ventata di controriforma,
ammesso che una riforma ci sia mai stata sul Gargano, ammesso che ci sia
stato uno sviluppo organico, sostenibile, pianificato. In tempo di
crescita zero, il verbo che dobbiamo tenere presente è rifare, riparare,
senza aggiungere nuovo cemento. Riparare nel senso di riordinare, di
aggiustare, di restaurare.
L’Università fa ricerca; è sperabile però che non la faccia soltanto nel
senso tecnologico e scientifico, cioè una ricerca mirata esclusivamente
alla economia alla produzione, perché lo sviluppo del Gargano richiede
anche una ricerca sulle parole, sulle immagini. Occorre che si capisca
perché le biblioteche sono spente, perché gli archivi sono in coma,
perché Kàlena rimane abbandonata a se stessa, perché non c’è uno
sviluppo sostenibile. Lascio le mie sospensioni, le mie ansietà laddove
sono cadute nel discorso: qualche presagio, qualche spiraglio comincia a
intravedersi anche sul promontorio e ci garantisce che il margine di
sicurezza per il Gargano è ancora possibile».
* * *
Tralasciando le considerazioni generali del prof. Maratea su Peschici e
sul Gargano, che condividiamo in pieno, vorremmo soffermarci sul caso
Kàlena e su un punto cruciale e specifico dell’intervento dell’assessore
alla cultura della Comunità Montana del Gargano.
Cosa sta succedendo nella piana di Peschici , e precisamente di fronte
all’abbazia?
Quell'alberghetto sghembo, che il prof. Maratea qualifica come degno
della peggiore costa romagnola, costruito di fonte all'abbazia dai
proprietari di Kàlena, è ora visibile anche in rete, all'indirizzo:
www.centroagrituristicokalena.it/index.html
A nulla sono servite le nostre segnalazioni al Consiglio comunale di
Peschici, ignaro delle varianti in corso d'opera autorizzate
dall'Ufficio Tecnico e dal Sindaco di un manufatto il cui progetto
iniziale prevedeva la costruzione di una casa agricola con annessi
magazzini. Ora è diventato un ampio residence con due piscine, di cui
una olimpionica. Per costruirle hanno sbancato la piana di Kàlena.
A nulla sono servite, l'anno scorso, le nostre segnalazioni ad alcune
associazioni ambientaliste e alla stampa. Per dovere di cronaca, è di
pochi giorni fa la notizia che il comune di Peschici non ancora ha
inoltrato al ministero la richiesta di esproprio deliberata dal
consiglio Comunale un anno fa. C'è un'altra novità: i proprietari hanno
ripresentato il progetto che prevedeva la trasformazione dell'abbazia in
ostello della gioventù. La prima chiesa, quella più antica segnalata dal
famoso storico dell’arte Emile Berteaux, diventerebbe la hall e la
seconda chiesa, quella costruita di cistercensi, una sala convegni.
Ormai manca solo il permesso dell'attuale soprintendente ai beni AA.SS.
di Bari, che finora è stato sordo alla mobilitazione per salvare
l'abbazia, oltre che completamente inadempiente nei suoi compiti
istituzionali di vigilanza su un monumento nazionale.
A questo punto chiediamo: «Quale sarà il futuro per Kàlena?».
Prof.ssa TERESA MARIA RAUZINO
(Presidente del Centro Studi Martella di Peschici )
Peschici 22 ottobre 2006

Le due immagini
dell'abbazia di Kàlena (anni sessanta) sono "scatti" del pittore Romano
Conversano
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