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     Foggia e provincia : Segnalazioni culturali da Teresa Rauzino






 

 

 8 SETTEMBRE 2009: FESTA SANTA MARIA DI KALENA (A PESCHICI) CON TUTTE LE ASSOCIAZIONI DEL GARGANO

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ASSOCIAZIONISMO ATTIVO FOR KALENA



Associazioni culturali del Gargano e del Salento (Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo - Lecce)

 



Piero Giannini legge le sue liriche dedicate a Kalena (foto Domenico Martino)



Le Associazioni garganiche si incontreranno martedė 8 settembre a Peschici per rinnovare proponimenti e comunione d’intenti, cogliendo l’occasione della annuale festivitā religiosa dedicata alla Madonna di Calena, il cui simulacro (conservato durante l’anno dai privati proprietari dell’antico cenobio benedettino e restaurata di recente) verrā esposto per la manifestazione religiosa, culmine della festa un tempo molto pių sentita di oggi.

La scelta č caduta sul sito che sorge nella piana di Peschici, da cui dista un paio di chilometri, per lo stato di degrado in cui versa da sempre il monumento, ma anche per il recente crollo (giugno scorso) del tetto in legno dell’abside. Incuria e abbandono che stanno gradualmente distruggendo l’unica testimonianza-matrice della nascita e crescita della cittadina garganica.

Si vuole, in pratica, porre sotto una colossale lente d’ingrandimento la fine ingloriosa di un manufatto-masseria fortificata-cenobio benedettino, che ha conosciuto secoli di gloria, potenza e ricchezze, secondo solo all’Abazia di Montecassino e al pari della consorella tremitese. E con Calena, ciascuno dei monumenti a rilevanza storico-culturale che sul Gargano stanno rischiando la stessa fine (Santa Barbara a Rodi Garganico, Sant’Anna a Carpino e Grotta Paglicci a Rignano Garganico) o l’hanno giā subita (Monte Sacro a Mattinata), tanto per citarne qualcuno.

Di seguito il programma di massima che attende i partecipanti l’8 settembre:

ore 17 - incontro di benvenuto presso l’Abazia di Kalena (diffusione di volantini su stato di degrado e importanza storica del millenario monumento [872 d.C.]. Opera di sensibilizzazione a turisti e cittadini garganici). Seguiranno le consuete manifestazioni legate alla festa e al culto religioso;

ore 19.30 - incontro e dibattito dell’Associazionismo in Villa Comunale e discussione secondo il seguente ordine del giorno: 1. lo stato di degrado e di abbandono fisico e istituzionale-finanziario di monumenti a rilevanza storico-culturale (Grotta Paglicci, Kālena, etc); 2. i Sistemi Turistici Territoriali e i Sistemi Turistici di Prodotto del Gargano affinché le professionalitā garganiche possano esprimere le loro potenzialitā; Gargano e Legalitā: presentazione di un documento d’intesa dell’Associazionismo; 3. realizzazione di un documento d’intesa delle Associazioni garganiche che prenderanno parte all’evento per suggerire e favorire una politica intercomunale e di sviluppo del territorio rivolta agli enti locali preposti; 4. presentazione forum realizzato dall’associazione Argod e richiesta mail delle associazioni per invio password di accesso.


PIERO GIANNINI

http://www.puntodistella.it


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In occasione della festa della Madonna di Cālena che cade l’8 settembre, ricordiamo la storia e le leggende della nostra millenaria abbazia, oggi sgarrupata



LA FESTA DELLA MADONNA DI KALENA

Fino ad una ventina di anni fa questa ricorrenza si festeggiava ancora. Non era festa grande, ma tutti, grandi e piccoli, si recavano alla spicciolata, il pomeriggio dell'8 settembre, all'abbazia di Cālena, a solo un chilometro da Peschici.

La gioia grande era dei maschietti che potevano finalmente sfoggiare la loro rōcile (si applicava una rotellina all'estremitā di una mazza di scopa che, appoggiata alla spalla del bimbo, veniva tenuta con due mani con una mazza sistemata a forma di croce ). Tra schiamazzi, rumori di rōcile e qualche chiacchierata, si arrivava nella chiesa della Madonna delle Grazie, adiacente l'abbazia che, essendo di privati, per l’occasione veniva fatta trovare aperta.

La chiesa, senza tetto, caduto dal 1943, aveva ed ha un grande fascino sia sui grandi che sui piccoli; sono infatti tante le leggende che si raccontano al luogo ed ai briganti che, si dice, soggiornassero qui al tempo del brigantaggio.

Si visitava l’abbazia, c'era chi pregava, chi batteva un grosso sasso situato in una per sentire poi l'eco (secondo una leggenda i passi dei cavalli dei briganti), chi beveva l'acqua freschissima del pozzo pių profondo di Peschici, antistante la chiesa e al centro del recinto e poi tutti nel boschetto a schiacciare noci con i sassi: la tradizione voleva che si mangiassero le noci nuove, ancora annerite perché troppo fresche.

I bambini portavano le loro noci legate in un fazzoletto ed appese al bracciolo della rōcile, gli adulti invece in fagotti (í chimmogghe) ricavati da strofinacci tessuti al telaio.

Sempre alla spicciolata, si faceva ritorno verso il tramonto, un po' incuriositi ed impauriti dalle leggende, legate al luogo, che i grandi raccontavano mentre si visitava l'abbazia.

Una delle leggende che ancora si ricorda č legata al cunicolo che, partendo dalla chiesa, arrivava sulla spiaggia del Jalillo, ottima via d'uscita in caso di pericolo! Ci si trovava direttamente in mare, dove era attraccata una barca sempre pronta per la fuga. Tornando ai ricordi, tale cunicolo non č mai stato attraversato, perché lo impedirebbe una maledizione: si racconta di gente venuta da fuori per tentare l'impresa, che ha lasciato la vita proprio in quel cunicolo, dove “ci sta a bruttabestie” che scoraggia ogni iniziativa.


Ancora un'altra leggenda č legata al periodo del brigantaggio: i peschiciani erano terrorizzati dalla presenza dei briganti, tanto che all'imbrunire chiudevano le due porte del paese (la Porta di Basso e la Porta del Ponte). Gli uomini che, per forza di cose, dovevano recarsi necessariamente in campagna, venivano derubati dai briganti di qualunque cosa; persino del tozzo di pane, pranzo del mezzogiorno.

La leggenda vuole che anche i briganti soggiornassero nel pressi di Cālena; chissā quante volte il cunicolo avrā ridato loro la libertā! Si dice che lė nascondessero il bottino delle loro razzie: si parla di un tesoro che molti, per anni, hanno cercato senza successo.

ANGELA CAMPANILE

Tratto da "Peschici nei ricordi", II volume Collana “I luoghi della memoria” del Centro Studi Martella, Grenzi editore, Foggia, 2000, pp. 65-66






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KALENA, CONOSCIAMOLA!


L'abbazia di Santa Maria di Cālena, sita in agro di Peschici, č da annoverare fra le pių antiche d'Italia. Sarebbe stata eretta nell'872. Probabilmente vi fu una prima presenza di monaci basiliani. Un edificio sacro esisteva nel XI secolo, come testimonia un atto di donazione del 1023: il vescovo di Siponto donō Ŧl'ecclesia deserta in loco qui vocatur C(K)ālena, cuius vocabulum est sancta Mariaŧ all'abbazia di Tremiti, fornendo tutte le necessarie pertinenze: un orto, una vigna, dei terreni da coltivare che permettessero ai monaci benedettini di poter vivere senza problemi, trasferendosi in terraferma.

Nel 1058 il cenobio divenne una potente abbazia. Via via che papi ed imperatori le concedevano ricchi privilegi, i suoi beni si estesero oltre l'area garganica fino a Campomarino e a Canne. L'abbazia di Monte Sacro, presso Mattinata, era una di queste ricche dépendances, ed ebbe un secolare contenzioso con la casa-madre, che non voleva concederle assolutamente l'autonomia. Per rendersi conto dell'entitā del prestigio di Santa Maria di Cālena, basta ricordare che nel 1420, quando era giā in declino, i beni in suo possesso consistevano in circa trenta chiese del Gargano Nord, con relative pertinenze di mulini, case, terre, oliveti, diritti di pesca sul Varano e diritti feudali sulla cittā di Peschici e sul Casale di Imbuti.

Contesa dai potenti monasteri di Tremiti e Montecassino, essa riuscė a restare indipendente fino al 1445, quando fu inglobata definitivamente a Tremiti, sotto i Canonici Lateranensi. E' certo che l'abbazia di Santa Maria di Cālena accolse molti pellegrini, famosi e non, che sbarcavano sui litorali del Gargano Nord per recarsi al Monte dell'Angelo. I redditi derivanti dalle numerose donazioni dei fedeli le servirono indubbiamente per assolvere degnamente questa funzione di ospitalitā.

Giuseppe Martella, citando l'abate Benedicto Cochorella (che nel 1508 scrisse una "Cronaca Istoriale di Tremiti"), afferma che l'abbazia si rese importante e ricca per concessioni e privilegi di principi, papi, imperatori e fedeli. Questi, per recarsi alla miracolosa grotta dell'Arcangelo S. Michele, facevano lungo il cammino la prima tappa a Cālena e dopo presso i Santuari siti nella montagna garganica. I monaci benedettini coltivavano, in un esteso orto botanico, innumerevoli varietā di erbe officinali proprio per curare i pellegrini bisognosi di cure e di ristoro.

La presenza di pellegrini stranieri all'abbazia di Santa Maria di Cālena č documentata dai resti delle sue fabbriche conventuali, visibili a tutti ancora oggi. Critici e storici dell'arte come Emile Bertaux hanno analizzato, nelle loro pubblicazioni, le due chiese presenti nel complesso badiale: presentano rare ed interessanti tipologie di architettura pugliese, europea ed extraeuropea. Se la prima chiesa dell'abbazia si inserisce infatti nel solco di un'originale tradizione costruttiva pugliese, quella delle cupole in asse, la pių recente seconda chiesa, che si addossa all'edificio pių antico, fu costruita con soluzioni architettoniche di vasta circolazione europea ed extraeuropea da quelle maestranze itineranti di scalpellini, di origine borgognona, che percorrevano nei due sensi, con il traffico di pellegrini e crociati verso la Terrasanta, la 'Via Francigena'..

Giuseppe Martella, in "Peschici illustrata", citando un documento del 1275 (un privilegio con cui Carlo I d'Angiō concede a suo fratello, il re di Francia Luigi IX, del legname tagliato nei boschi garganici) rileva che soltanto due porti dell'Adriatico erano adibiti per l'imbarco di legname per la Francia: quello di Manfredonia e quello di Peschici. Questo interessante dato lo autorizza ad affermare che 'a Peschici a quel tempo esistevano delle strutture portuali che evidentemente erano ben note, se non paragonabili a quelle sipontine, tuttavia valide e attrezzate per imbarchi di materiali... Differentemente il porto di Peschici non sarebbe stato citato nel documento angioino'.

Lungo l'itinerario 'classico' della Via Sacra dei Longobardi vi era la cella della Santissima Trinitā di Monte Sacro, nei pressi di Mattinata, che appartenne all'abbazia di Cālena dal 1058 fino al 1198. Secondo Adriana Pepe, č proprio nel quadro dei rapporti con il santuario del Monte Gargano, che il possesso della Santissima Trinitā di Monte Sacro assunse un particolare interesse per i monaci benedettini calenensi. Una lunga e difficile contesa nel corso del XII secolo (1127-1198) oppose l'abbazia alla sua antica 'cella', che si era resa, di fatto, indipendente (Prencipe, 1951, pp. 43-49). Oggi Monte Sacro risulta molto decentrata, rispetto alle altre pertinenze di Santa Maria di Cālena, ma un tempo non era cosė. La Alvisi, con il sussidio della fotografia aerea, ha individuato una fitta rete di strade mulattiere che, sin dall'antichitā, collegavano i centri abitati della costa settentrionale al porto di Siponto, e il cui utilizzo dovette intensificarsi con lo sviluppo del Santuario di Monte Sant'Angelo.

Intorno a Cālena, luogo-simbolo dell'immaginario collettivo di Peschici, non mancano suggestioni e leggende Dall'abbazia, un camminamento sotterraneo portava alla 'caletta' del Jalillo: serviva ai frati per sfuggire alle frequenti scorribande saracene. Da un'acquasantiera, posta in fondo alla navata sinistra della chiesa nuova, giungerebbe il rumore della risacca marina. Si racconta anche di un antico tesoro di Barbarossa. Forse, era l'ammiraglio turco Khair ed-Din, attendente di Solimano I, che assediō Tremiti. Una leggenda popolare narra che Federico Barbarossa, in cammino verso la grotta dell'Angelo, vi fece una sosta dolorosa: seppellė nella cripta la sua figlia prediletta, ammalatasi durante il viaggio. Le pose, come singolare cuscino, un vitello d'oro.
Questo tesoro prezioso gli abitanti di Peschici lo hanno cercato invano, dimenticandosi che č in piena luce, sotto i loro occhi...


TERESA MARIA RAUZINO




ABBAZIA DI CALENA (Peschici-FG)




Portale murato abbazia di Cālena (Peschici-FG)




L'abbazia di Kālena oscurata dal recinto e dagli alberi ha perso la vision di una volta (foto Teresa M. Rauzino)







Plein air Chiesa nuova Cālena (foto Teresa Maria Rauzino)


 


Particolare abbazia Kālena






Una testimonial per Kālena: Stefania Presutto

 

Abbazia di Cālena (foto Domenico Martino)
FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE ON LINE “Salviamo Kalena!”:

http://www.ipetitions.com/petition/kalena/


Il Promo dell'iniziativa č su You Tube : "SALVIAMO KALENA, petizione online" a cura di Giuseppe Bruno:

http://www.youtube.com/watch?v=xotDIBbBh0g

il TG3 su Kalena:

http://www.youtube.com/watch?v=-aRDpLHpb5M&feature=channel_page