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Ambigue eroine, protagoniste di un noir “al femminile” scritto da un/a
misterioso/a Autore/Autrice e pubblicato dall’editore fiorentino Maremmi
«Black Madame,
la curva del panico»
recensione di
TERESA MARIA RAUZINO

«Il giallo è il sonetto. Preciso, terso, simmetrico. Il noir è l'ode.
Non ha regole formali, né una struttura precisa. Le sue vette non hanno
limiti, così come non hanno limiti i suoi abissi» (Michael Gilbert).
«Il giallo è mistero, mistero. Il noir è l'esatto contrario del
Paradiso»(Michel Grisolia)
Recensire «Black Madame. La curva del panico», romanzo noir di una
sconosciuta Pàmela Garden (solo come pseudonimo, però, in quanto chissà
chi si cela nei suoi panni!), edito in questi giorni da Maremmi, noto
editore fiorentino (collana L’Autore Libri), mi è sembrata,
inizialmente, una proposta-paradosso per chi, come me, si occupa
soprattutto di storiografia.
Una perplessità che si è sciolta dopo la lettura, decisamente
intrigante, delle prime pagine. Ho deciso di accettare la sfida,
leggendo tutto d’un fiato le 360 rimanenti, lasciandomi avvincere dal
semplice, purissimo gusto della lettura.
Ma cos'è esattamente il noir? Cosa lo distingue dal giallo?
Il noir trae origine dal crudo realismo della scuola hard-boiled di
Hammett e Chandler, sviluppatasi negli Stati Uniti a partire dagli anni
'20 come reazione all'artificiosità del giallo classico (quello, per
intenderci, della Christie o di Conan Doyle). Un genere oggi molto di
moda, che sta avendo una fortuna crescente. Si pubblicano parecchi
titoli, sia stranieri che italiani, i media ne parlano, i lettori li
apprezzano.
Come io ho apprezzato «Black Madame».
Ecco la trama essenziale su cui ruota la vicenda. La location è un
piccolo centro imprecisato dell’entroterra molisano, sconvolto nella
sua tranquillità e nel suo apparente perbenismo da un segreto che tutti
intuiscono ma che nessuno, in mancanza di prove, si azzarda a rivelare.
Un’antiquaria di nome Camilla si ritrova implicata, suo malgrado,
nell'omicidio di un giornalista, cui seguono altre morti misteriose
segnate dalla firma di un serial killer. Le figure femminili oscure,
inquiete, che emergono a poco a poco nella vicenda danno vita a un
incessante susseguirsi di colpi di scena, nei quali la verità sembra
perdere sempre più consistenza, lasciando spazio a un solo
interrogativo: chi è Black Madame?
Un romanzo appassionante, ma decisamente non di evasione. Un testo che
non diverte, non distrae affatto il lettore, ma lo tiene in tensione
forte, lo turba, lo disturba, lo spiazza, come nella tradizione del
migliore noir. La Garden getta sulla realtà della provincia italiana il
suo sguardo lucido, impietoso e tagliente, mettendone in evidenza
tensioni e contraddizioni, portandone alla luce il lato oscuro, le zone
d'ombra, facendo riflettere sui mutamenti sociali, culturali e di
costume di un'inquieta e turbinosa contemporaneità.
Sondare le pulsioni più oscure che si agitano nella mente umana la porta
a elaborare una concezione morale decisamente complessa: i confini tra
il Bene e il Male sono labili e sfuggenti, è difficile distinguere i
"buoni" dai "cattivi" (le protagoniste sono figure estremamente
sensuali, lacerate, ambigue, alle prese con insondabili drammi
interiori).
Incentrando «Black Madame» sulle lacerazioni e le fratture dell'ordine
costituito, l’A. fruga nelle zone d'ombra della nostra società,
mettendone a nudo la corruzione e il degrado, le contraddizioni e i
conflitti che vi si annidano, un'esplorazione del lato oscuro dell'uomo,
una discesa negli inferi del male e del negativo.
L'attenzione si sposta dalla figura dell'investigatore e si focalizza su
quella del serial killer, che viene smascherato attraverso i
procedimenti della “detection”, ma soprattutto attraverso
l'approfondimento psicologico.
All’apparente trionfo della Giustizia, la Garden oppone un lucido,
disincantato pessimismo, che si sostanzia in una visione cupa e tragica
dell’esistenza. Come nella migliore narrativa noir, manca il lieto
fine: nessuna luce spazza via una volta per tutte le tenebre, e i
tentativi di imporre un ordine al caos dilagante si risolvono in uno
drammatico scacco esistenziale.
Due i finali del romanzo, le cui ultime pagine vedono come location il
Gargano. Uno più classico, chiuso; l’altro aperto a successivi
inquietanti sviluppi che preludono… alla continuazione della storia.
Ma il mistero non si esaurisce qui. Resta quello dell’estensore del
noir.
Pàmela Garden (ricordiamolo: è uno pseudonimo) ha orientato il proprio
lavoro verso una concezione dello stesso tutta al femminile: nella
psicologia delle protagoniste, nel tratteggio caratteriale dei
personaggi, nello stile medesimo improntato a quell’ottica particolare,
bagaglio genetico dell’altra metà del cielo. Di lei si conosce solo che
è meridionale di nascita e formazione (di quale Meridione si tratti, non
si sa!) ma abitante del mondo, e che nella vita ha seguito in parallelo
due strade: l’insegnamento e il giornalismo (lo si legge nella quarta di
copertina).
Basteranno al lettore… curioso questi segnali , oltre a quelli sparsi
qua e là nel testo, per scoprire da sé chi si cela sotto i panni di
Pàmela Garden?
CHI E’ L’EDITORE DEL LIBRO
Giorgio Maremmi è un noto editore fiorentino, cui fanno capo diverse
sigle editoriali (Firenze Libri, L'Autore Libri Firenze, Firenze
Atheneum).
Maremmi, che stampa libri ormai da mezzo secolo, ha scritto un libro che
ogni autore, con un manoscritto nel cassetto, dovrebbe leggere.
S'intitola “Avalon - L'agenda dello scrittore”. Conduce l'aspirante
autore in un viaggio lungo le oscure e contorte strade del mondo
editoriale.
Paolo Bianchi, nell’articolo “Avalon, l’isola editoriale che non c’è”
pubblicato sul “Giornale” del 30 gennaio 2004, scrive che secondo
Maremmi « Il successo di uno scrittore è legato a una “quota
d'imponderabile”. Con ciò, velleitari e vanitosi sono avvertiti. Fuori
dai salotti della letteratura aristocratica e fuori dalla “Scuola del
pianto” («scrittori tetri svirilizzati... tutti travolti
dall'autocommiserazione e dal delirio della delusione»), l'unica via da
percorrere è quella che conduce, appunto, a una Avalon, una terra
cavalleresca e leggendaria, una terra da Re Artù. Lì si trova, ammesso
che esista, un uomo editore il quale «non può fare a meno di cercare
qualcosa negli altri uomini, anche se non li ama, anche se è un
solitario, anche se è un asociale. È convinto che il meglio degli altri
uomini, il meglio di un mondo per troppi aspetti spiacevole, ma anche
bello perché formicolante di cose imperscrutabili, venga soprattutto
dagli uomini scrittori».
«È Giorgio Maremmi un editore alla ricerca di Avalon? – si chiede ancora
Paolo Bianchi - Per capirlo basta curiosare fra i suoi titoli, 250 circa
l'anno, interamente riportati sul sito Internet www.firenzelibri.com. Si
incontra di tutto: narrativa, poesia, saggistica accademica e non. Molti
di quegli autori, magari, hanno spedito i loro manoscritti a editori che
Maremmi stesso non esiterebbe a definire protervi, violenti, bugiardi,
dilettanti, contrabbandieri, birbanti. Infine, sono approdati qui. Anche
questi autori, forse, sono alla ricerca di Avalon».
Noi, non potendo dar conto, per ovvie ragioni di spazio, dei titoli del
catalogo Maremmi, ci siamo limitati a segnalarne uno, uscito nel 2008
appena iniziato: “Black Madame”, appunto, di Pàmela Garden, misteriosa
A. legata alla nostra terra.
La recensione di Teresa Maria Rauzino è stata pubblicata il 3 gennaio
2008 sul quotidiano L'ATTACCO.
SCHEDA DEL LIBRO
Autore: Garden Pàmela
Titolo: Black Madame
Editore: L'Autore Libri Firenze
Genere: noir
Collana: Biblioteca 80. Narratori
Pagine: 368
ISBN: 8851714428
Data pubblicazione: 2008
Prezzo: € 18,50
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